Le “termostufe” o “idrostufe” si collegano all’impianto idraulico esistente e, anziché produrre aria calda, scaldano l’acqua che circola nei termosifoni o nell’impianto a pavimento. Sono prodotti davvero interessanti, che sfruttano al meglio i vantaggi del pellet e, non a caso, in molti Paesi europei, soprattutto in Germania e Regno Unito, sono supportati da diverse agevolazioni statali.

Abbiamo raccolto quattro aspetti di cui forse non eravate al corrente riguardo a questo interessante prodotto per il riscaldamento.

1 – Le stufe idro sono più “fredde” all’esterno rispetto alle altre.

Le termostufe sono progettate per scambiare più calore con l’acqua dell’impianto che con l’ambiente di installazione. Nella scheda tecnica, infatti, la potenza di una idrostufa è indicata da due valori. Il primo indica la potenza totale del prodotto e il secondo indica la potenza ceduta all’acqua. La differenza tra i due indica il calore che la stufa cede all’ambiente in cui è installata e normalmente è di 2-3 kW.

Alcune stufe, come le nuove Hydromatic di MCZ (Suite, Club, Musa), riescono ad offrire oltre ad un ottimo scambio termico con l’acqua dell’impianto, anche una ventilazione ambiente performante, che tocca i 5 kW. Questo può essere utile, ad esempio, quando fa molto freddo, per rendere la stanza immediatamente più calda e accogliente, senza aspettare che si scaldino i termosifoni.

2 – La stanza dove è installata una termostufa potrebbe non aver bisogno di un termosifone.

Nel caso di un ambiente di installazione di dimensioni ridotte, specie se ben isolato, i 2-3 kW di calore che la stufa idro cede naturalmente sono già sufficienti. Un termosifone potrebbe essere di troppo.

È sempre consigliabile consultarsi con l’installatore, che saprà fare le opportune valutazioni per evitare di surriscaldare l’ambiente.

3 – Le stufe idro più potenti possono produrre acqua calda sanitaria, ma in questo caso la soluzione migliore è abbinarle ad un puffer o ad un bollitore.

Le stufe ad acqua da 20-22 kW di potenza si possono abbinare ad un apposito kit per produrre acqua calda sanitaria istantanea (kit ACS). Il principale svantaggio del kit ACS è che l’acqua esce immediatamente calda soltanto se la stufa è accesa e sta funzionando a regime. Se invece è spenta, o sta funzionando al minimo, potrebbero volerci diversi dai cinque ai trenta minuti per raggiungere la temperatura voluta. La portata d’acqua di un kit sanitario, inoltre, raggiunge appena gli 8-10 litri, spesso non sufficienti per il normale consumo di una famiglia.

La soluzione sicuramente migliore in termini di comfort è l’abbinata di una termostufa con un puffer o con un bollitore. In questo caso, l’acqua calda prodotta dalla stufa durante il funzionamento a pieno regime viene immagazzinata all’interno del puffer ed è subito pronta ad ogni richiesta dell’utente.

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4 – Le stufe idro sono sostenute da interessanti incentivi statali.

Le termostufe rappresentano uno dei modi più efficaci di sfruttare il pellet. Permettono di sostituire in tutto per tutto la caldaia alimentata da combustibili fossili, perfino per la produzione di acqua calda. Il risparmio in termini di immissioni di CO2 in atmosfera è davvero significativo e per questo molti Governi europei sostengono l’acquisto di questo tipo di stufe con importanti incentivi.

In Italia le termostufe con i migliori rendimenti rientrano nella detrazione fiscale del 65% per la riqualificazione energetica. Il 65% del prezzo pagato per la stufa può quindi essere detratto dalla dichiarazione dei redditi in dieci anni. Qui trovate maggiori informazioni in merito.

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